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Buongiorno

13.04.2017 - Buongiorno Irpinia

Se la predica sull’Alto Calore viene dal pulpito Udc

Buongiorno, Irpinia. Quando dalle nostre parti si dice “Alto Calore”, il pensiero si sdoppia in automatico. Una parte si concentra sullo straordinario patrimonio di risorse umane, di esperienza tecnica e di impiantistica in dote alla società pubblica che gestisce il sistema idrico dell’Irpinia e del Sannio. L’altra metà riproduce l’emblema del sistema di potere clientelare che ha caratterizzato mezzo secolo di politica irpina. Si può dire, ricorrendo alla metafora, che l’Alto Calore è stato, insieme, un immenso serbatoio che ha dato acqua alla comunità e voti ai padrini politici, segnatamente dell’ex Dc. E che ha provveduto anche ad alimentare sia la corruzione, con storie di tangenti a beneficio di democristiani doc, sia favolose parcelle professionali ad appannaggio – chiamiamoli così – dei rampolli della medesima famiglia dc.
Era più che naturale che decenni di gestione squisitamente politica, e per niente manageriale, di una società che conta circa 330 dipendenti portassero ad un accumulo di debiti giunto alla cifra da capogiro di 126 milioni di euro. Ed era altrettanto impensabile che l’attuale presidente della Società, Lello De Stefano, potesse in un biennio frenare il moto d’una massa debitoria che si alimenta essenzialmente di interessi. Ciò che si poteva fare sul fronte della moralizzazione dell’Ente, il presidente in carica lo ha fatto, con risultati decisamente insperati, considerata la delicatissima fase di transizione verso i nuovi soggetti e le nuove forme di gestione delle acque previsti dalla costituzione dell’Ente idrico campano.
Oggi pomeriggio l’assemblea dei sindaci dell’Alto Calore è chiamata ad approvare il Bilancio 2016. Non ci sono dubbi sull’esito favorevole del voto. Oltre tutto, De Stefano ha molto ben lavorato per propiziare l’ancoraggio di salvezza dell’Alto Calore all’ipotesi di aggregazione con Acquedotto Pugliese e Gesesa: è questa, difatti, la sola concreta possibilità che lo storico Ente idrico irpino-sannita non anneghi nelle acque profonde di una gara europea che vedrebbe la partecipazione di colossi del settore anche stranieri. L’aggregazione evita la gara, rischio scongiurato, avvio di una nuova storia, che – vivaddio – impegnerà in avanti soltanto la prima metà, quella buona, del pensiero irpino quando si parlerà di Alto Calore. Perché, con l’aggregazione e la presenza dei privati, si avrà una gestione squisitamente manageriale: i partiti politici, e soprattutto i mascalzoni dei partiti politici, non avranno più spazio di manovra né clientelare né tangentizia né professional-familiare.
Alla luce di questa prospettiva futura, e in considerazione delle tante ombre del passato, fa specie la preannunciata notizia che oggi i sindaci dell’Udc non parteciperanno all’assemblea dell’Alto Calore ma si limiteranno ad inviare un documento per sottolineare “la gestione fallimentare” di De Stefano, secondo la definizione testuale del segretario provinciale Udc, Del Giudice.
Per carità, ciascuno è libero di esprimere la propria opinione. Ma se il pensiero sull’Alto Calore torna a sdoppiarsi, la “metà” che rinvia alle storie del passato, ovvero alla gestioni dell’Ente ai tempi della Dc dell’attuale leader irpino dell’Udc, Ciriaco De Mita, non può che suggerire di riflettere sui pulpiti dai quali vengono oggi le prediche.
Certo, democrazia è anche libertà di parola: ma il pudore, talvolta, dovrebbe quantomeno consigliare il silenzio.