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Buongiorno

23.07.2018 - Buongiorno Italia

Sergio Marchionne, una sensazione di dolore “razionale”

Confesso di aver provato una sensazione di dolore profondo e razionale alla notizia di Sergio Marchionne sostituito, per causa di forza maggiore, al vertice Fca. Non solo per la improvvisa uscita di scena d’un grande manager, prestigiosissimo fiore all’occhiello della italianità. Quanto – soprattutto – per l’annunciata, imminente sua uscita dalla scena della vita.

Non ho mai avuto il piacere – e direi l’onore – di conoscere Marchionne. Né mai di parlarci o almeno di vederlo da vicino. Per di più ho scritto cose molto critiche nei confronti del Gruppo Fiat per le vicende che hanno interessato direttamente la provincia irpina.

E aggiungo, banalmente, che tutti si muore, e che tutt’al più – quando scompare una persona famosa, che non sia a noi particolarmente cara, come potrebbe esserlo un Papa, uno scienziato del bene, un artista di varia umanità, un politico (ahimè, quest’ultima categoria, roba più unica che rara) – possiamo avere un attimo di sgomento, ma non certo (nei miei tanti anni di vita, a me non è capitato) di dolore profondo e razionale.

Mi sono interrogato sul perché di questa sensazione. E la sola risposta sostenibile che sono riuscito a darmi è che il manager Marchionne non è stato soltanto il simbolo del miracoloso salvataggio di Fiat sull’orlo del baratro e del suo rilancio, ma anche e soprattutto l’emblema dell’industria dal volto umano. Un emblema riconoscibile già dai tratti somatici del figlio d’un maresciallo dei Carabinieri che è riuscito a farsi stimare e rispettare dai Grandi del mondo, ma – ancor prima – a farsi “voler bene” dal “popolo operaio” di Fca.

Dite voi se non sia un fatto straordinario nell’epoca dell’economia globale. Dite se non sia un esempio di straordinaria umanità. Ecco perché dolore, non sgomento.