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Buongiorno

21.03.2017 - Buongiorno Irpinia

Si fanno meno figli? Colpa della politica sterile

Qualche giorno fa, incazzato come non mai contro gli olandesi per il divieto dei comizi elettorali a suo sostegno, il presidente Turco Erdogan ha dichiarato “guerra” all’Europa con una nuova arma che più naturale non si può. Ai suoi connazionali già integrati nei Paesi dell’Ue ha rassegnato, infatti, questo messaggio, si direbbe nel Pd, a vocazione razziale maggioritaria: “Fate non tre ma cinque figli a testa, così il futuro sarà vostro!”.
Ora, al di là dei farneticanti proclami del Sultano, più che d’improbabili trasfusioni di sangue ottomano, il Vecchio Continente avrebbe un gran bisogno di far nascere figli, considerata la gravissima crisi demografica che non accenna a rientrare. Ne avrebbe necessità soprattutto l’Italia, che è tra i Paesi europei con il peggior saldo natalità/mortalità.
Proprio ieri, sulla scorta degli ultimi dati Istat, il Corriere Della Sera ha pubblicato un interessantissimo reportage da Bolzano, l’unica provincia italiana dove le nascite sono in aumento. Ma perfino qui, altro che cinque od anche soli tre figli a testa! Bolzano vanta il primato nazionale – si scusi il linguaggio statistico arido e perfino un po’ cinico – delle donne che hanno 1,70 figli ciascuna, a fronte della media nazionale di 1,34.
Non significa che da quelle parti si fa l’amore con maggiore frequenza e minori precauzioni rispetto al resto d’Italia. Né che lì le donne siano più fertili perché l’aria è migliore. Il problema è che, con i tempi che corrono, fare figli è un lusso che non ci si può consentire a cuor leggero.
La domanda spontanea è: ma, allora, perché a Bolzano va tanto meglio che altrove? La risposta è nel reportage del Corsera. Lì non ci sono soltanto sussidi importanti erogati dalla Provincia, ma anche progetti speciali di inserimento delle donne nel mondo del lavoro che aiutano ad essere madri senza dover rinunciare alle legittime ambizioni di carriera o, comunque, di protagonismo attivo. Sono “progetti di vita”, appunto. Sostenuti, tra l’altro, da una organizzazione straordinaria dei servizi, a cominciare dagli asili nido.
Si dirà che Bolzano è una piccola Provincia e che in quella dimensione territoriale è possibile fare miracoli. Niente di più falso. Perché i servizi vengono erogati dalle istituzioni centrali e periferiche ma pur sempre pagati dai cittadini. A rigore di logica contabile, i territori più popolosi incamerano (dovrebbero incamerare) più soldi di tasse locali: a parità dei costi fissi dei servizi, le quote d’investimento pro capite delle risorse disponibili sono più alte nelle aree più popolose. Il problema vero, dunque, è di volontà politica e di capacità amministrativa. Provate a stimare quali risorse Regioni, Province e Comuni appostano nei rispettivi bilanci per i servizi sociali. E provate a verificare quanto si investe per i “progetti di vita”. Si hanno riscontri percentuali da prefisso telefonico. Certo, non si può sottacere che a Bolzano la disoccupazione è al 3,7% rispetto ad una media nazionale quattro volte superiore e che in alcune regioni è addirittura doppia del quadruplo di Bolzano. Ma non è questo il discrimine che spiega la crisi delle nascite, se è vero – come i dati Istat suggeriscono – che il saldo natalità/mortalità è peggiore nelle Regioni con un minore tasso di disoccupazione.
Niente alibi, allora. Si prenda in prestito il modello Bolzano per fare più figli: sarebbe una sfida politica di gran lunga più “eccitante”, è il caso di dire, della “sterilità” di pensiero che anima il dibattito tra Pd e Cinquestelle, tra Salvini e de Magistris, tra ciò che interessa il Palazzo e ciò che quotidianamente vive la gente comune. Amen.