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Buongiorno

02.07.2019 - Buongiorno Irpinia

Sidigas, più buia della mezzanotte: ecco ciò che De Cesare non ha detto

Eh no, Signore e Signori, le cose della Sidigas Spa – quindi del Basket Scandone, quindi del Calcio Avellino – non sembrano affatto stare come il Sindaco Gianluca Festa si è affrettato a raccontare alla città e all’Irpinia, non certo per sua responsabilità, ma evidentemente così gliele ha raccontate il titolare della società di distribuzione del gas metano nella provincia irpina, nonché padrone assoluto delle due società sportive biancoverdi.
Le cose stanno in maniera molto più complessa e complicata: beninteso, sia le cose della Sidigas Spa che quelle del Basket Scandone e del Calcio Avellino, queste ultime come dirette emanazioni delle prime. In che senso, giusto per ciò che concerne la legittima ansia ed altrettanto legittima incazzatura dei tifosi? Nel senso che, allo stato degli atti, non appare affatto scontato che l’ingegner Giannandrea De Cesare possa vendere, od anche cedere a titolo gratuito le due Società sportive, come ha generosamente annunciato, senza il rischio che si incorra in successivi provvedimenti revocatori sia da parte della magistratura civile che di quella penale.
Le cose non stanno esattamente come – di certo in buona fede da parte del Sindaco – ci hanno sin qui raccontato. E non stanno così per il semplice fatto che l’ingegner De Cesare in tutta evidenza non ha detto all’amico Sindaco Festa tutto ciò che avrebbe dovuto dire: a meno che – ma riteniamo di poterlo escludere – il Sindaco di Avellino non abbia voluto tenere per sé, e per sé soltanto, ciò che De Cesare gli avrebbe eventualmente confidato.
Una storia complessa e complicata, Signore e Signori, che per la parte relativa al coinvolgimento della magistratura penale non data uno o due o tre mesi fa, bensì il 6 settembre del 2018: quando “...il Giudice dell’Esecuzione del Tribunale di Avellino, titolare della procedura esecutiva immobiliare n. 178/2010 ENI contro Sidigas Spa”, segnalava alla Procura della Repubblica, per le determinazioni di competenza, ... “indizi di possibile insolvenza della società esecutata, giacché, a fronte di un debito di oltre 12milioni di euro (in realtà di oltre 20milioni di euro, se si calcolano anche gli interessi moratori maturati) il valore totale dei beni oggetto dell’esecuzione, così come stimati dal perito nominato dal G.E., ammontava all’importo di appena euro 238mila e 600.
Da qui la delega alla Guardia di Finanza, da parte della Procura, “...per approfondire una situazione già di per sé oggettivamente, e comprendere se la società esecutata potesse sopperire all’enorme sproporzione che già da sola era sufficiente per dichiararne lo stato di insolvenza”.
Ebbene, Signore e Signori, appaiono decisamente molto complesse e complicate le cose che si leggono nella richiesta di fallimento della Sidigas, per oltre 60 milioni di euro, inoltrata dalla Procura della Repubblica alla Sezione Fallimentare del Tribunale di Avellino il 10 giugno 2019 e la cui udienza è stata fissata – come si sa – per il 12 luglio, ossia tra 10 giorni.
Sono complesse e complicate le cose della vicenda Sidigas perché dalla corposa relazione del Consulente nominato dalla Procura, in particolare dalla ricostruzione storica e contabile della vita della società, emergerebbe “...una società non semplicemente insolvente da anni con una esposizione debitoria ormai ingestibile e in piena decozione, ma – oltre – di una contabilità da anni volutamente confusa, con probabili condotte di falsificazione di bilanci, in cui sono state artificiosamente gonfiate le attività e artatamente occultate le consistenti passività e che sono state rese vieppiù possibili dall’inserimento della stessa in un più ampio gruppo di aziende riconducibile tutto all’unico centro di interesse rappresentato da De Cesare Giannandrea, e da una chiara scelta di politica aziendale, in base alla quale, come ricostruito dalla Guardia di Finanza di Avellino (fin dal novembre 2018, ndr), può dirsi che “il Gruppo Sidigas abbia scelto, da numerosi anni, di ‘finanziarsi’ mediante il sistematico omesso versamento dei debiti tributari periodicamente liquidati e dichiarati dal Gruppo stesso e afferenti accertamenti tributari degli Uffici o imposte (dirette, indirette, accise)”.
Le cose appaiono molto più complesse e complicate di quanto ci è stato fin qui raccontato, infine, almeno stando al punto di vista della Procura. Che nella parte finale della richiesta di fallimento aggiunge: “...Pur tuttavia, nel corso di questi anni, gli amministratori della Sidigas Spa hanno proseguito la gestione, probabilmente aggravando lo stato di dissesto, con il corrispondente rischio, ad oggi intuibile, di deviazione di importanti risorse finanziarie, altrimenti destinate al pagamento dei creditori sociali, a vantaggio di economie terze costituite, con grande probabilità, da parti correlate. Si stratta di un dissesto – dissimulato già nel bilancio 2016 e con grande probabilità anche nel bilancio 2015 – di notevoli proporzioni, e di interesse pubblico, essendo l’indebitamento della società costituito, per gran parte, da debiti erariali”.
Ce n’è abbastanza, insomma, perché – almeno per quanto riguarda gli interessi legittimi dei tifosi irpini, quindi per le sorti delle due Società sportive – si dicano parole di verità: stavolta direttamente da parte dell’ingegner De Cesare, non più attraverso il Sindaco di Avellino, ahinoi inconsapevole, non certo per sua colpa, di quanto complessa e complicata una vicenda che egli ha raccontato ai tifosi – di certo innocentemente – con immensa e ottimistica generosità.