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Buongiorno

16.03.2017 - Buongiorno Italia

Signori Imprenditori, giù le mani dalle buste paga dei Lavoratori

Buongiorno, Italia. Con ogni probabilità, stando almeno a quello che si legge, domani il governo Gentiloni varerà un decreto legge per la cancellazione totale dei voucher, il che annullerebbe uno dei due referendum promossi dalla Cgil. Il 28 maggio, data fissata per il voto, insomma, resterebbe in piedi soltanto il referendum relativo agli appalti, molto meno “popolare” di quello sul lavoro e per ciò stesso poco trainante.
Sul piano delle garanzie per i lavoratori, servirà davvero a qualcosa la eliminazione dei voucher? Secondo le documentate argomentazioni di Pietro Ichino, che è uno scienziato della materia, sembrerebbe proprio di no. Il rischio, per dirla con le parole del professore-senatore, anzi, è che si sta buttando via il bambino con l’acqua sporca. I numeri, in effetti, gli danno ragione. A fronte dei miliardi di ore di lavoro complessive – è la sua tesi – la retribuzione con i voucher nel 2106 ha rappresentato una frazione molto al di sotto dell’1%. Insomma, una quantità che non può definirsi abnorme, come invece sostiene la Camusso.
Probabilmente Ichino ha ragione anche quando sostiene che la sinistra è contro le riforme che semplificano il lavoro e ci fanno allineare alla legislazione in materia delle grandi democrazie non solo europee. Attenzione, però, a buttare via il bambino con l’acqua sporca anche rispetto ai troppi abusi che si continuano a consumare sulla pelle dei lavoratori: ora con l’alibi delle necessarie semplificazioni, ora adducendo l’eccesso di pressione fiscale subito dalle aziende.
Sul versante sindacale, gli allarmi non vengono lanciati soltanto dalla Cgil: non c’è solo la “sinistra” delle lotte operaie ad evocare il cinismo speculativo dei “padroni”. La verità è che la Grande Crisi, congiuntura realmente devastante, ha aggravato una patologia presente da sempre in larghi settori dell’imprenditoria: più è aumentata la disoccupazione, tanto più è cresciuta la disponibilità dei lavoratori ad accettare le condizioni illegali imposte dalle imprese. Tra le più ricorrenti, la firma di buste paghe di molto gonfiate rispetto alle retribuzioni contrattuali effettivamente corrisposte, lavoro straordinario né dichiarato né pagato, fruizione delle ferie in misura ridottissima ma, anche qui, con il rilascio della imposta liberatoria di regolarità. I lavoratori “complici” dei padroni per necessità. O questo o niente: la domanda è enormemente superiore all’offerta, le imprese possono giocare a piacimento su prezzo e condizioni. Mai nessuno le denuncerà.
E’ una pratica molto diffusa nel commercio, ma ancor di più nell’edilizia. Qui, addirittura, con l’aggravante di imprenditori di rapina che lucrano sulle provvidenze statali oltre che sulla fame dei lavoratori. Nei capitolati d’appalto, infatti, c’è una specifica voce di costi riferita alla manodopera. Le buste paga gonfiate si rivelano una truffa doppia: una ai danni dei lavoratori, l’altra ai danni dello Stato.
Insomma, vanno bene le semplificazioni e passino pure le forzature dei voucher dove “legalmente” contribuiscano ad ampliare l’opportunità di lavoro. Ma che tante imprese debbano lamentare miseria per poi ostentare ricchezze sottratte al buon diritto dei lavoratori è uno scandalo al quale anche lo Stato di Diritto non può non porre rimedio.