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Buongiorno

11.02.2017 - Buongiorno Campania

Sud, giovani e lavoro: l’utopia “possibile” di De Luca

Come far uscire la Campania e il Sud dal tunnel della disoccupazione e di un Pil mortificante rispetto al Centro-Nord? Tra le tesi del Ministro per le Politiche di coesione ed il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, e del Governatore Vincenzo De Luca, optiamo per il ragionamento di quest’ultimo senza ombra di dubbio.

Al convegno delle diocesi del Mezzogiorno, De Vincenti ha bocciato la proposta, avanzata mesi addietro da De Luca, di assumere 200mila giovani nella pubblica amministrazione del Meridione. Categorico il Ministro: “...Noi dobbiamo rimettere in marcia l’economia del Sud e poi affronteremo la possibilità di riprendere il turnover. Non si può dire che l’economia non riparte e intanto creiamo posti nel settore pubblico. Sarebbe una via d’uscita molto comoda”.

E’ evidente che De Vincenti dribbla il senso vero della proposta di De Luca. Che peraltro è stata di nuovo spiegata in termini inequivocabili. In buona sostanza, il Governatore dice che con il turnover bloccato da oltre dieci anni, l’età media del personale della pubblica amministrazione è di 50-60 anni: qualcuno può ragionevolmente pensare che in queste condizioni si possa vincere la sfida dell’informatizzazione, quindi dello snellimento della burocrazia, ovvero della maggiore criticità degli uffici pubblici del Sud?

De Vincenti ripropone lo slogan: “L’Italia cresce se cresce il Sud”. De Luca rileva che ciò è vero, ma intanto resta una slogan. Nei fatti, il divario Sud/Centro-Nord sta aumentando in tutte le categorie del benessere. Significa che una parte dell’Italia continua a crescere, magari poco e non proprio ottimamente, anche se non cresce il Sud. E allora, il problema vero e drammatico è quello dei tempi della crescita. Che De Luca spiega sostanzialmente così: Quando la crisi sociale arriva ai livelli raggiunti nel Mezzogiorno, diventa crisi democratica. A un giovane non possiamo dire: aspetta dieci anni, nel frattempo creiamo le condizioni per fra crescere il Sud, poi avrai un lavoro. Se un ragazzo non ha speranze per un tempo ragionevole, e per di più, come sta accadendo, un padre di famiglia resta senza reddito, allora “c’è spazio solo per l’irrazionalità e la demagogia”.

Ecco perché, dunque, serve uno sforzo straordinario dello Stato a sostegno del Sud: 200mila giovani assunti in tempi brucianti, per ringiovanire e rivitalizzare la pubblica amministrazione, per migliorare il livello di efficacia e di efficienza dei servizi, che rappresentano il migliore incentivo allo sviluppo dell’economia pubblica (rilancio in chiave produttiva dei beni culturali, di cui il Sud è ricchissimo) e alla competitività delle imprese. Per questa operazione servono 2,6 miliardi. De Luca ne indica anche la copertura: risparmiare il 5% degli incentivi per le imprese, missione più che possibile.

D’altra parte, a leggere in trasparenza le cose dette a Napoli ieri l’altro dal presidente della Cei, Angelo Bagnasco, nella filosofia di De Luca si ritrova lo stesso pensiero della Chiesa. Lo sa anche De Vincenti, come lo sa l’intero Governo centrale, che De Luca pensa e dice una cosa sensata, forse l’unica prodotta negli ultimi anni da un meridionalismo che si è andato oggettivamente appannando nel pensiero e nell’azione politica. Ma come potrebbero mai ammettere De Vincenti e il Governo che De Luca ha ragione? Chi glielo va a spiegare all’Italia del Nord e del Centro ciò che veramente serve al Sud e all’Italia intera?