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Buongiorno

07.06.2017 - Buongiorno Irpinia

Taccone-D’Agostino ai supplementari. Ma non ci saranno i calci di rigore

Buongiorno, Irpinia. Addio sogni di gloria, ossia di scalata alla serie A, per l’Avellino?
Dopo l’abbandono di Michele Gubitosa, i pronostici non incoraggiano all’ottimismo. L’ormai “ex” socio di Walter Taccone rappresentava un importante riferimento di mediazione con Angelo D’Agostino, un ponte levatoio che utilizzato nella misura giusta e al tempo giusto avrebbe potuto facilitare l’ingresso in società dell’imprenditore di Montefalcione. Il suo abbandono mette direttamente di fronte due personalità non facilmente accomodanti, seppure per ragioni diametralmente opposte.

Da una parte, infatti, c’è Taccone che ben volentieri cederebbe anche l’intero pacchetto azionario della società biancoverde, ma a condizione di guadagnarci rispetto a ciò che ha investito. E nella logica imprenditoriale si tratta di un atteggiamento più che legittimo.
Dall’altra c’è D’Agostino, che il pensiero serio sull’Avellino davvero lo ha fatto, ma che ha in testa un programma di rilancio, mirato proprio a costruire il percorso verso la serie A, che non consente sprechi di risorse e margini di dubbi nella fase iniziale. In altri termini, D’Agostino non è affatto il pollo che si lascia spennare dalla volpe Taccone e tanto meno il tipo cui piace giocare a mosca cieca.

Se ha sospeso la trattativa è perché, evidentemente, ha annusato la tendenza del gioco al rialzo, da parte del Patron dell’Avellino, e non ha visto diradarsi del tutto le nebbie che ancora avvolgono taluni episodi del calcioscommesse.
Del resto, è da quando ha cominciato a fare l’imprenditore che D’Agostino ha elevato la pazienza a valore strategico, confidando nella filosofia contadina spicciola ma estremamente saggia secondo cui i frutti della terra si raccolgono quando sono maturi. Se ha detto, come ha detto, che serve tempo per una sua decisione, è perché ha toccato con mano che il frutto non è maturo. Raccoglierlo prima del momento giusto può riservare sorprese e danni. E lui non vuole lasciare margini all’azzardo dell’incertezza. Anche perché se acquista l’Avellino è per puntare alla serie A nel giro di un paio d’anni, e per farlo è indispensabile che il sogno venga costruito su fondamenta solide e “chiare”.
Per carattere, D’Agostino è anche razionalmente fatalista. Taccone dice di avere sul tavolo almeno tre altre buone offerte? Il ragionamento del deputato-imprenditore, stringato al massimo, è il seguente: se l’Avellino finisce in altri mani, vuol dire ch’era destino.

La partita Taccone-D’Agostino è chiusa? Il mio pensiero è “No”. Siamo ai tempi supplementari. Ma abbiate certezza che non si arriverà ai calci di rigore. Ed ora tutto dipende da Taccone, non più da D’Agostino.