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Buongiorno

19.10.2017 - Buongiorno Italia

Toh, si sono accorti che l’avviso di garanzia è diventato una gogna!

Buongiorno, Italia.
Per fortuna le buone notizie non mancano nemmeno in ambito giudiziario, che assieme alla salute è quello che provoca un maggiore stato di ansia in noi mortali, comuni o non che siamo. È innegabile infatti, che l’attesa di una sentenza, l’avvio di un processo, ma anche, semplicemente, la notizia di essere indagati – a prescindere da se ci sentiamo oppure no con la “coscienza a posto”, toglie serenità, induce spesso alla depressione, non di rado ad atti estremi, come hanno raccontato diverse storie non solo in epoca di Tangentopoli-

La buona notizia, per carità molto parziale e per ora ad uso soltanto di chi dovesse essere “attenzionato” nella circoscrizione giudiziaria della Procura di Roma, è che l’iscrizione nel registro degli indagati avverrà senza fretta e con maggiore prudenza. E ciò grazie alle nuove disposizioni che il Procuratore Capo della Capitale, Giuseppe Pignatone, ha inviato ai colleghi, prendendo anche spunto dalla recente riforma del processo penale in fase di attuazione.

Le considerazioni che hanno ispirato l’iniziativa di Pignatone sono di semplice buon senso ma hanno la valenza di grande civiltà giuridica. Nella circolare datata 2 ottobre ma resa nota soltanto ieri l’altro dalla rivista telematica “Questione giustizia”, il Procuratore scrive che “...dall’iscrizione (nel registro degli indagati, ndr) e dai fisiologici atti processuali che ne conseguono (ad esempio un avviso di garanzia, ndr), si dispiegano, per la persona indagata, effetti pregiudizievoli non indifferenti, sia sotto il profilo professionale, sia in termini di reputazione”.

Ecco, allora, la necessità di una maggiore prudenza da parte dei Pm, specie quando l’azione penale viene avviata, ancorché doverosamente, in presenza di generici esposti. La raccomandazione è che l’iscrizione nel registro avvenga quando ci sia la sussistenza di “specifici elementi indizianti”. Anche perché accade “frequentemente” che l’avviso di garanzia “...diventa strumentalmente utilizzabile, dai denuncianti o da altri, per fini diversi da quelli dell’accertamento processuale, specie in contesti di contrapposizione di carattere politico, economico, professionale, sindacale”. Tradotto volgarmente dal rigoroso lessico giudiziario, insomma, la circolare del Procuratore Pignatone mira, molto saggiamente, ed altrettanto rigorosamente dentro i confini della legge, ad evitare che tantissima gente possa essere gratuitamente “sputtanata”, anche e soprattutto per l’errata, abusiva interpretazione che si è data fin qui all’avviso di garanzia.

Diventerà, la circolare di Pignatone, un riferimento per le altre Procure? C’è da augurarselo. Intanto, non un sasso, ma un macigno è stato lanciato nelle acque ancora troppo stagnanti della giustizia italiana. Per colpa del legislatore, non già dei magistrati. Come dimostra la stessa circolare di Pignatone. La grande civiltà giuridica in essa contenuta, infatti, non doveva, e non dovrebbe, essere disciplinata rigorosamente per legge? Soltanto oggi ci si accorge che l’avviso di garanzia, per come è normato e per l’uso ed abuso che se ne fa, troppo spesso espone alla gogna?