menu

Buongiorno

10.07.2018 - Buongiorno Irpinia

Tre domande al Pd di Del Basso de Caro e compagni

Stasera si riuniranno ad Avellino gli amici e “compagni” di Umberto Del Basso de Caro, Enzo De Luca, Luigi Famiglietti e Nicola Mancino. Se si fa eccezione dell’ex Presidente del Senato, i primi tre rappresentano il correntone che si era presentato unito all’ultimo congresso provinciale: o meglio, che unitariamente decise di disertare il congresso dopo aver invano sollecitato il Nazareno a non farlo celebrare per le palesi irregolarità riscontrate nella definizione della platea degli iscritti.
Si capirà meglio dal corso dell’assemblea di oggi il significato della presenza di Mancino: ovvero, se sarà un atto di doverosa attenzione nei confronti di un Padre Nobile della politica nazionale irpina, oppure se l’ex tante cariche importanti della vita istituzionale del Paese ha deciso di dare ufficialmente una mano a questa larga componente del Partito Democratico.

L’appuntamento si preannuncia, in ogni caso, carico di interesse politico. Innanzitutto perché arriva solo tre giorni dopo l’elezione di Maurizio Martina a segretario nazionale del Pd, ancorché molto provvisorio, considerato che a febbraio del prossimo anno dovrebbero tenersi le Primarie, quindi la scelta del nuovo leader.

In quest’ultimo passaggio il condizionale è d’obbligo perché è chiaro a tutti che i renziani vorrebbero far slittare il congresso il più in là possibile, sia per tentare di recuperare il terreno perso all’interno del partito, sia perché – non è un mistero – sperano che il loro leader deciderà di candidarsi di nuovo, ammesso che non lo abbia già deciso il giorno stesso in cui si dimise da segretario.

Il secondo motivo di interesse di questo appuntamento è che capita a ridosso di due fatti localmente molto rilevanti: la disastrosa sconfitta dell’alleanza messa su dal Pd per sostenere la candidatura di Nello Pizza a sindaco di Avellino; e la decisione dell’altra parte del Pd – quella che il congresso comunque lo ha celebrato – di andare avanti con la nomina, l’altra settimana, del direttivo provinciale.

Tutto questo interesse, chiaramente, potrà risolversi in acqua fresca se dall’assemblea di stasera non arriveranno segnali chiari dell’orientamento che i decariani soprattutto – visto che il resto è poca cosa – hanno deciso di seguire per tentare di condurre il partito fuori dalle nebbie. E le domande per le quali si attendono risposte sono essenzialmente due. La principale è: rifondazione del Pd o intervento di chirurgia plastica, giusto – quest’ultima – per camuffare le ferite profonde e sanguinanti del partito e rifare il trucco alla men peggio di partito almeno un po’ di sinistra? La seconda è molto più semplice: si perpetua l’alleanza con i demitiani, facendo ancora finta che siano un partito, e dimenticando che tra i diversi “perché” della sconfitta nel capoluogo c’è anche la sventurata scelta decisa da Del Basso de Caro, De Luca e Famiglietti con la benedizione di Nicola Mancino?

Poi ci sarebbe una terza domanda, che formalizzo senza nutrire però alcuna speranza che arrivi una risposta: la Questione Morale è ancora un principio fondante del Pd nell’accezione, non più soltanto di Berlinguer, quant’anche di Veltroni nel 2008 e di tutti i militanti e simpatizzanti che l’hanno invocata e ci hanno creduto?

Buon lavoro agli amici del Pd irpino.