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Buongiorno

02.03.2017 - Buongiorno Irpinia

Trivellazioni: qualcuno racconti al ministro Calenda cos’è l’Irpinia

Buongiorno Irpinia. Non sappiamo se il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, abbia conoscenza adeguata del territorio irpino: delle sue indiscutibili bellezze ambientali, ma anche del rischio idrogeologico, oltre che sismico, come Madre Natura ha voluto che fosse. Sarebbe opportuno, ad ogni buon conto, che qualcuno si prendesse il disturbo d’informarlo per vie brevi e dirette: le barriere burocratiche non sempre sono resistenti alle distrazioni e alle tentazioni, specie quando sono in ballo gli interessi di poteri forti. Quelli delle compagnie petrolifere, ad esempio.

L’associazione Irpinia-petrolio non è, chiaramente, casuale. Lo spettro delle trivellazioni, infatti, rischia di aggirarsi di nuovo per le parti del comune di Gesualdo. Non c’è, allo stato, alcun fatto specifico che autorizzi ad allarmarsi. Ma, come si dice, meglio mettere le mani avanti dopo che Federpetroli Italia ha chiesto al ministero dello Sviluppo Economico di pronunciarsi sulle concessioni sospese, tra le quali pare ci sia quella irpina. Ecco perché il riferimento iniziale a Calenda, pupillo di Luca Cordero di Montezemolo e, soprattutto, figlio e nipote, rispettivamente, di due grandi registi: Cristina e Luigi Comencini. Passi pure per una sottolineatura – diciamo così – deamicisiana, ma non potrebbe non intenerirsi difronte alle buone ragioni dell’Irpinia un ministro che da bambino (aveva dieci anni) interpretò il ruolo dello scolaro Enrico Bottini nel capolavoro “Cuore” di nonno Luigi.

Il petrolio, dunque. Il fatto positivo è che la Regione Campania, grazie al vicegovernatore Fulvio Bonavitacola, ha assunto una posizione netta: di trivellazioni, nelle province di Avellino e Salerno, non si deve nemmeno parlare. Ed è garantita, questa linea, da motivazioni che non hanno niente di demagogia ambientalista. Sia l’Irpinia che il Vallo di Diano – altra area, quest’ultima, a rischio ricerca idrocarburi – hanno vocazioni naturali decisamente orientate verso modelli di sviluppo incompatibili con lo sfruttamento del sottosuolo. Senza contare, oltretutto, il pericolo connesso alle trivellazioni in profondità nelle zone ad alto rischio sismico. In Norvegia è stato recentemente verificato che il nesso tra attività estrattive petrolifere e stimoli sismici c’è e tanto più.

Per l’Irpinia in particolare, l’idea di Bonavitacola, che peraltro ha origini montellesi, il processo di sviluppo deve puntare moltissimo sulla valorizzazione in chiave turistica proprio del patrimonio ambientale. Non a caso il vicegovernatore è dichiaratamente impegnato per il ripristino funzionale della ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. Con un’idea progettuale imperniata sulla creazione, lungo la “tratta”, delle “stazioni” dei prodotti enogastronomici locali: ad ogni fermata del “treno turistico” una finestra aperta sulle tipicità del territorio di quel comune, naturalmente assieme alle visite guidate lungo percorsi di luoghi dall’antica narrazione culturale.

Insomma, ce n’è a sufficienza per condividere e sostenere una battaglia genuinamente ambientalista, scevra da speculazioni populiste, condotta dai Comitati No Triv, dai sindaci e dalla Chiesa in perfetta sintonia con le massime espressioni istituzionali della Regione Campania.