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Buongiorno

06.03.2018 - Buongiorno Irpinia

Un augurio particolare al neo-deputato Generoso Maraia

Buongiorno, Irpinia.
Intanto auguri ai nuovi parlamentari irpini e a quelli rieletti. Oggi avremo il quadro completo e definitivo. Tra le tante cose assurde in essa contenuta, questa legge elettorale ci ha “regalato” perfino l’ansia da lista d’attesa. Speriamo che la legislatura che sta per cominciare ci dia un sistema di voto che faccia contare molto più gli elettori ed altrettanto meno gli apparati di partito.

Mi sia consentito, oggi, di rivolgere un augurio particolare a Generoso Maraia, neo-deputato Cinque Stelle eletto nel collegio di Ariano.

Con la brutale sincerità che mi accompagna dalla nascita – ahi, i cromosomi! – voglio dirgli una cosa “brutta”, uno “scomplimento”, ed una bella.

Comincio da quella brutta. Non si monti la testa per aver sconfitto un cognome politico importante. Hanno giocato due fattori a suo favore. Il primo è il nome dello sconfitto: si chiama Giuseppe, non Ciriaco. Anche se, con il senno del poi, possiamo dire che Maraia avrebbe vinto perfino su Ciriaco.

E siamo al secondo fattore: in effetti, non ha vinto Maraia, ma i Cinque Stelle. Con l’onda sollevata dallo tsunami grillino su tutta la Campania e sull’interno Mezzogiorno d’Italia, le elezioni le avrebbe perse qualsiasi avversario. In ogni caso, agli atti di questa legislatura resterà il fatto che Giuseppe De Mita è stato rottamato da Luigi Maraia.

La cosa bella. Conoscevo bene Giovanni, il papà di Generoso. Ricordo come fosse ieri le sue interminabili note di denuncia dei misfatti ambientali, e non solo, che inviava al quotidiano “Il Mattino”, per il quale ho lavorato 24 anni.

A volte Giovanni esasperava la realtà. Ma la realtà la coglieva sempre. Ed erano denunce coraggiose le sue. In certi ambienti lo raccontavano come un “ultracomunista” che voleva “case cadute”. In verità voleva soltanto un’Irpinia e un mondo migliori. C’è di fatto che prima di tanti soloni, e di non pochi pomposi intellettuali un tantino al chilo, Giovanni riusciva a vedere – e a denunciare, appunto – quanto marcio c’era nella presunta “isola felice” irpina. Le cronache giudiziarie, anche recenti, gli hanno dato ragione dopo anni.

Ecco, Onorevole Maraia: io non la conosco, ma se lei ha nella mente e nel cuore almeno un po’ dell’immensa forza ideale che ispirava suo padre, ne trarrà certamente beneficio questa nostra bistrattata (dalla malapolitica) Irpinia.