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Buongiorno

26.03.2019 - Buongiorno Irpinia

Un avellinese colluso con la mafia: Picariello (5 Stelle) dice di sapere ma non parla

Ieri Mila Martinetti ha trattato il caso con la “medicina” satirica della Siringa. Oggi ne scrivo in breve ma in termini seri.

Il caso è il post, più correttamente un passaggio del post pubblicato su Facebook dall’ex vicesindaco 5 Stelle di Avellino, Ferdinando Picariello. Il quale, tra l’altro, stando alle indiscrezioni che circolano nel Movimento, dovrebbe essere il candidato sindaco del capoluogo alle amministrative del 26 maggio.

Quel passaggio, riferito alla manifestazione di venerdì scorso ad Avellino organizzata da Libera, è il seguente: “Abbiamo manifestato contro le mafie ed abbiamo scoperto che tra la gente c’era qualcuno che con la mafia in questa città ci campa. In questa città la mafia c’è”.

Ora, data la gran confusione che regna sotto il cielo della politica irpina, se quella frase fosse fuggita dal seno di uno sprovveduto qualsiasi, oppure dalla bottiglia di chi alza il gomito un po’ troppo, nessuno ci avrebbe dato attenzione più di tanto. Si dà il caso, invece, che Ferdinando Picariello sia di sicuro abitualmente sobrio e che di professione faccia l’avvocato. Chi meglio di lui, dunque, può sapere che scrivendo le cose che ha scritto ha diffuso una “notizia criminis”, per di più di natura gravissima?

Essere a conoscenza del fatto circostanziato che tra la gente del corteo antimafia ci fosse un avellinese “che con la mafia ci campa” dovrebbe imporre l’obbligo – al Cittadino e Avvocato Picariello – di salire le scale della Procura, meglio ancora quelle della Dda, e fornire a chi di dovere nome e cognome dell’avellinese colluso con la mafia.

L’avvocato Picariello ha avvertito il dovere di farlo? Può affermare di averlo fatto, dove e quando? Sarebbe un atto di grande sensibilità, oltre che di civiltà politica, dar conto di ciò alla comunità di Avellino. Tanto più se l’autore d’una rivelazione così inquietante sta per candidarsi a sindaco del capoluogo.