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Buongiorno

18.10.2017 - Buongiorno Irpinia

Un intervento regionale intelligente per l’Irpinia che frana

Buongiorno, Irpinia.
L’Irpinia è tra i territori del Paese più ricchi di sorgenti d’acqua ma anche tra i più dissestati sul versante idrogeologico. A fonte di ciò, scontiamo due paradossi.
Il primo è che l’Irpinia tiene per sé poca acqua, e quel poco che le rimane costa ai suoi cittadini molto più di quanto si paga a Napoli o in Puglia, le due aree che vivono soprattutto di acqua irpina. Il secondo paradosso è che si parla da decenni del dissesto idrogeologico, ma fin qui tantissime parole e niente fatti.

Di quest’ultimo problema, in modo particolare, si è parlato ancora ieri, ad Avellino, nel corso di una giornata di studio decisamente interessante organizzata dalla Prefettura e dal Genio Civile.
Ne è emerso, in buona sostanza, ed è il terzo paradosso, che la “patologia” idrogeologica irpina è stata studiata da anni in tutti i dettagli, si dispone da altrettanto tempo delle indicazioni terapeutiche indispensabili per non far peggiorare la “salute” del territorio, ma mancano “i farmaci”, ovvero le risorse finanziarie per le cure sistematiche del “paziente”.

Tradotto, significa una cosa che, in verità, già sapevamo: i governi regionali che si sono susseguiti, non da ieri l’altro, ma da quando le Regioni sono nate, al pari dei governi nazionali per la parte di competenza, non hanno mai messo in cantiere un serio programma di interventi finalizzato alla difesa del suolo di questa provincia (e il discorso si potrebbe agevolmente estendere a tutto lo stivale). Salvo poi a verificare, ed è il quarto paradosso, che la prevenzione sarebbe costata moltissimo meno di quanto lo Stato è invece puntualmente costretto a sborsare a seguito delle ricorrenti calamità.

Dalla giornata di studio sono emersi, però, anche segnali positivi. Intanto una diversa attenzione verso i problemi ambientali da parte della Prefettura e del Genio Civile. Significativo che la prima uscita pubblica del nuovo rappresentante territoriale del Governo, il prefetto Maria Tirone, sia stata la organizzazione, peraltro in tempi brucianti, di questo convegno. Significativo, per di più, il contributo propositivo del Genio Civile in materia di soluzioni possibili nella vasta problematica del dissesto idrogeologico.

Il segnale più chiaro è arrivato dalla Regione Campania, attraverso il vice del Governatore De Luca, Fulvio Bonavitacola. Niente ricette miracolistiche, utili alla propaganda politica, ma soltanto sano pragmatismo per affrontare la questione del dissesto nei termini possibili, partendo dalla madre di tutte le priorità: la manutenzione del territorio, che significa pulizia del sottobosco, precondizione di difesa del sistema idraulico-forestale dagli attacchi delle calamità naturali. Il deflusso irregolare delle acque è la causa prima di smottamenti, frane e allagamenti. Nel ragionamento di Bonavitacola, l’emergenza è innanzitutto qui, e va risolta mettendo in campo, ma ben coordinando, l’esercito dei forestali, delle strutture tecniche e del volontariato. È stata costruita su questa premessa la decisione di “dirottare” 30 milioni del Patto per il Sud sulla priorità della manutenzione del territorio. È un inizio che va incoraggiato e sostenuto dalle amministrazioni locali per le parti di propria competenza. E che rientra nel più vasto capitolo “Ambiente” per il quale la giunta De Luca, vale ricordarlo, ha appostato una percentuale di fondi strutturali europei altissima rispetto alle quote definite dai precedenti governi regionali. Per di più, con il sostegno di una programmazione strategica che mira, insieme, alla difesa del territorio ed alla sua fruizione, sia per il miglioramento della qualità della vita di chi ci vive, sia per il potenziamento dell’offerta turistica.