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Buongiorno

22.04.2018 - Buongiorno Irpinia

Un sindaco per Avellino? Nicola Mancino

Buongiorno, Irpinia.
Circa un anno fa, quando era apparso già chiaro dove sarebbe andato a sbattere il Pd irpino, lanciai la proposta della candidatura di Nicola Mancino a sindaco di Avellino. Non era una battuta ironica e tanto meno una provocazione.

Era un ragionamento basato essenzialmente sulla constatazione di una emergenza fin troppo evidente: le divisioni laceranti all’interno del Pd non si sarebbero ricomposte in tempi brevi; e un partito ridotto in quello stato non avrebbe potuto trovare di certo la necessaria convergenza sul nome del candidato sindaco da proporre agli avellinesi.

Da allora ad oggi la condizione del Pd è peggiorata. La sconfitta devastante del 4 marzo, invece di indurre alla riflessione, ha acuito i contrasti interni, ha esaltato i personalismi e, cosa ancora più grave, ha reso il partito incapace di percepire cosa stia davvero accadendo al suo interno. La responsabilità è in massima parte di un commissario di Federazione, David Ermini, che ha lavorato per dividere e non per unire: difficile dire se lo abbia fatto inconsapevolmente o per assecondare un disegno preordinato.

Soltanto in questi ultimi giorni, sotto lo stimolo della vicenda congressuale, è stato possibile certificare la gravità estrema dello stato di salute del Pd. Se metà del partito arriva a minacciare l’astensione dal congresso, non per dissenso su una linea politica ma addirittura per brogli e atti banditeschi nel tesseramento, figurarsi se le troppe correnti interne potrebbero mai accordarsi su una linea unitaria per affrontare le elezioni amministrative.

Circa un anno fa la mia proposta cadde nel vuoto anche, forse soprattutto, perché Nicola Mancino era giustamente impegnato, con il cuore e con la mente, a difendersi dall’accusa infamante di falsa testimonianza nel processo sulla trattativa Stato-Mafia.

Venerdì, come si sa, il processo si è concluso con l’assoluzione piena dell’ex ministro irpino dell’Interno ed ex Presidente del Senato. Insomma oggi non c’è più il problema ostativo (per Mancino) che comprensibilmente c’era tempo addietro.

Io rilancio quella proposta, nella convinzione che il nome di Mancino sia l’unico che potrebbe riunire il Pd irpino almeno nella prova delle amministrative nel capoluogo: una prova tanto più difficile alla luce del voto politico del 4 marzo ed ancor più per lo stato in cui versa il partito.

Si conosce il rilievo critico che con maggiore frequenza, già un anno fa, circolava negli ambienti del Pd e che, invero, aveva ed ha una sua fondatezza: l’età del Presidente Mancino. Vivaddio, però, egli gode di buona salute generale e di immutata lucidità. Oggi, dopo una giusta sentenza che almeno parzialmente lo ha ripagato delle atroci sofferenze interiori vissute in questi anni, le sue energie sono destinate a moltiplicarsi. Oggi, per dirla tutta, Nicola Mancino potrebbe dare il meglio di sé ad una città che ha amato ed ama moltissimo e che da questa città ha avuto la spinta per la sua straordinaria storia politica.

D’altra parte, il Pd non ce l’ha un nome che unisce al di là di quello di Mancino. E a volerla dire tutta, non ha nemmeno un nome dell’esperienza, del prestigio e della statura politica e morale di Mancino.

A loro del Pd le belle cose.