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Buongiorno

14.08.2018 - Buongiorno Irpinia

Una domanda al presidente Bruno: ma gli industriali irpini il loro dovere lo fanno?

Da Roma alla periferia, la posizione di Confindustria è estremamente critica nei confronti del Governo M5S-Lega. Ieri, in un’intervista a “Il Mattino”, il leader nazionale, Vincenzo Boccia, ha tranciato giudizi durissimi. Ha parlato di “delusione” e di “investitori in fuga”, fino a paventare l’eventualità di manifestazioni di piazza degli imprenditori.

Invero, lo scetticismo di Boccia affonda le radici nel giorno stesso dell’insediamento dell’esecutivo gialloverde, quasi una “sentenza” preventiva. E ciò la dice tutta sulla natura politica del giudizio, anzi del pregiudizio.

Tuttavia, non si discute la legittimità della posizione degli imprenditori. Tanto più all’evidenza dei contrasti interni allo stesso governo: non è un mistero che Cinque Stelle e Lega la pensino in maniera profondamente diversa, non su una, ma su diverse materie di valenza strategica.

Confindustria irpina è perfettamente allineata sulle tesi di Boccia. E ci mancherebbe. Proprio nei giorni scorsi, il presidente provinciale degli imprenditori, Pino Bruno, in una intervista a Orticalab ha sostanzialmente fatto a pezzi il Decreto Dignità. Ed anche questo non sorprende: è storia vecchia, e del resto coerente con gli interessi di categoria, che il punto di vista degli industriali è di avere le mani il più possibile libere in materia di lavoro.

Si tratta, in ogni caso, di un terreno di dibattito molto scivoloso, e non è questa la sede né per approfondire né per prendere posizioni.

Piuttosto, diamo pure per scontato che gli industriali – ad esempio quelli irpini – abbiano ragione su tutta la linea tracciata da Bruno. E proviamo a fare una domanda, una sola, al leader provinciale di Confindustria. Il quale molto spesso ad altrettanto volentieri sale in cattedra e dispensa lezioni di etica “urbi et orbi”, per di più con un atteggiamento da sacrale ritualità che non usa neppure Papa Francesco, pur avendone una investitura – diciamo così – un tantino più carismatica di quella che potrebbe vantare un qualsiasi industriale, ancorché del notevole spessore giustamente riconosciuto a Bruno.

La domanda è la seguente: ma siamo proprio certi che gli imprenditori irpini fanno fino in fondo il loro dovere? Ad esempio: fanno firmare ai propri dipendenti buste paga adeguate ai livelli contrattuali e comunque corrispondenti agli importi effettivamente erogati? Altro esempio: pagano regolarmente (e per il dovuto) le quote all’Asi, la quale – ricordiamolo pure – non è un’Opera Pia e nemmeno un Istituto Privato di Beneficenza?

Ecco: prima di parlare del resto, parliamo di questo. Dopo di che, ciascuno può sentirsi in diritto di fare le prediche che quotidianamente ascoltiamo da improbabili sacerdoti della Verità.