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Buongiorno

22.03.2017 - Buongiorno Irpinia

Una proposta decente: Nicola Mancino sindaco di Avellino

Buongiorno, Irpinia. Nicola Mancino - classe 1931, cioè 86 anni il prossimo 15 ottobre – Sindaco di Avellino? Perché no!
So di non fare cosa grata all’ex Presidente del Senato, ex ministro dell’Interno ed ex vice Presidente del Csm, proponendo una roba del genere. Uno che ha ricoperto le più alte cariche dello Stato, e che fu ad passo dalla soglia del Quirinale, avrebbe ragione di considerare la fascia tricolore del capoluogo una “diminutio”, poco meno d’una proposta indecente. Eppure sono convinto che Mancino non la pensa così. Durante gli anni dei suoi meritatissimi successi politici non ha mai smarrito l’umiltà, elemento naturale e distintivo della sua persona. E sono altrettanto certo che nell’animo di Mancino continua ad albergare, intatto e limpido, il sentimento di gratitudine verso una città che gli ha dato molto ed è stata il suo trampolino di lancio verso il palcoscenico politico nazionale.
So di non fargli cosa grata, piuttosto, perché egli avrebbe il timore della distorta interpretazione di un suo eventuale ritorno alla vita pubblica: il potere, la presunzione dell’immortalità politica tanto cara a Ciriaco De Mita, la volontà di usurpare spazi e ruoli che naturalmente dovrebbero essere occupati dalle generazioni successive alla sua.
Vorrei provare a convincerlo che le cose non stanno così. E che nessun avellinese di buon senso e svincolato da pregiudizi potrebbe interpretare la verità in modo diverso da quella che è.
Il potere? Per come è messa – e non è un caso che sia messa così male – la città di Avellino può dare ad un sindaco solo rogne, altro che potere. E poi, potere per fare cosa? Per ricominciare il percorso politico verso mete e vette nazionali? A 86 anni l’unica vetta cui ambiscono le persone serie, realiste e di buon senso – e Mancino è persona oltremodo seria – è il Paradiso. Potere per gli interessi della famiglia? La consorte del Presidente è una persona di rara finezza umana: non ha profittato del potere del marito quando questi ricopriva la seconda carica dello Stato, figurarsi da Sindaco di Avellino. Mancino e la Signora Gianna hanno una deliziosa figlia adottiva, felicemente sposata a Roma e ben avviata alla professione. Il potere, dunque, non c’entra niente.
La presunzione dell’immortalità politica? Grazie a Dio, Mancino la pensa molto diversamente da Ciriaco De Mita. E la sua non è modestia. E’ soltanto la coscienza cristiana e la consapevolezza filosofica che “polvere siamo e polvere ritorneremo”, nel corpo come in politica: il fatto che Ciriaco non se ne sia ancora convinto è un limite, non un merito.
Infine, gli spazi e i ruoli che verrebbero sottratti ad altri. Ed eccolo qui il punto critico e drammatico insieme, la ragione pura per cui Nicola Mancino dovrebbe accettare il “sacrificio” di candidarsi a Sindaco di Avellino. Il punto è che il capoluogo, sul piano politico e amministrativo, registra uno spazio vuoto che chi avrebbe dovuto non è riuscito a riempire. Non ci è riuscito non soltanto l’attuale Sindaco Foti. Assieme a lui ha fallito l’intero gruppo consiliare Pd. Anzi, Foti ed il gruppo consiliare Pd hanno addirittura allargato lo spazio vuoto lasciato dall’ex sindaco Galasso. La città capoluogo, sul piano politico e amministrativo, è un cumulo di macerie. E il rischio più grande che corre è che si candidino a governarla, dalla postazione più alta, proprio le persone – tra gli attuali consiglieri comunali e assessori – correspdovrebbe accettare il “sacrificio” di candidarsi a Sindaco di Avellino. Il punto è che il capoluogo, sul onsabili della condizione in cui è ridotta. Di più, c’è il rischio, molto concreto, che chiunque eventualmente dovesse spuntarla, tra i potenziali candidati alle Primarie dell’attuale gruppo consiliare Pd, avrebbe certamente l’ostilità degli sconfitti. Il grado di litigiosità raggiunto dalla rappresentanza Pd nell’attuale Amministrazione comunale è una prova senza appello della inadeguatezza dei soggetti interessati a ricoprire la carica di sindaco.
Per ricostruire la speranza sulle macerie politiche e amministrative del capoluogo serve una persona carismatica, politicamente e culturalmente attrezzata, con un mandato pieno e indiscutibile finalizzato al recupero della credibilità e dell’affidabilità della Casa comunale. Troppi mercanti hanno affollato il Tempio in questi anni. E’ ora di rimettere ordine. Sulle macerie di Avellino c’è bisogno di un simbolo. Ecco perché Nicola Mancino.