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Buongiorno

10.04.2017 - Buongiorno Irpinia

Valle Ufita: A.A.A… Imprenditore Autobus Cercasi

Buongiorno, Irpinia. Con tutto il rispetto per la Cisl Irpinia-Sannio, il cui contributo al processo di sviluppo delle due province è indiscutibile, appare fondata e molto responsabile la posizione critica della Cgil rispetto alle troppe sfumature di grigio che stanno caratterizzando, senza ancora dissolversi dopo quasi tre anni, le vicende della “Industria Italiana Autobus” di Valle Ufita.
I dati di fatto essenziali sono che: 1) lo stabilimento ceduto gratis dalla Fiat alla “IIA” non è ancora entrato in produzione e nessuno è in grado di dire quando ciò accadrà; 2) l’imprenditore subentrato alla Fiat si è visto assegnare da Invitalia un sostanzioso contributo, quasi interamente a fondo perduto, ma allo stato dell’arte non ha speso un centesimo di suo; 3) lo stesso imprenditore non ha a tutt’oggi presentato il piano industriale.
La Cgil non ha fatto altro che mettere in rilievo queste contraddizioni, anche alla luce dei contrasti, sempre più aspri, che vanno emergendo tra le due realtà produttive gemelle della stessa Industria Italiana Autobus, quella di Valle Ufita e l’altra di Bologna. Chiedere che si mettano le cose in chiaro una volta per tutte, come fa la Cgil, non è soltanto doveroso: è urgente. Perché più tempo passa – e di tempo ne è passato già troppo – più diventa complicato sciogliere i nodi di una vicenda decisamente singolare: il sogno del polo autobus italiano chiuso in un cassetto privato sostanzialmente senza soldi, se non quelli dello Stato che però non possono essere utilizzati.
La frittata si può girarla come si vuole: il vero problema della IIA – che non è una colpa, si badi – è che l’imprenditore non ha soldi da investire. Certo, c’è il contributo statale di circa venti milioni di euro. Ma fa bene la Cgil a ricordare come funziona il meccanismo: Invitalia eroga i finanziamenti sulla base delle fatture presentate. Se non si investe, cioè non si spende, perché mai lo Stato dovrebbe finanziare?
Il problema è a monte. E se responsabilità c’è, è del governo centrale. L’ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, oggi ministro, De Vincenti, avallò un’operazione – la cessione dello stabilimento Fiat alla nascente IIA – che esigeva approfondimenti molto più rigorosi e garanzie altrettanto solide. Il risultato è quello in cui confusamente ci si dimena ancora oggi. Fiat ha risolto i suoi problemi di buon vicinato con il governo cedendo gratis uno stabilimento che le pesava sullo stomaco. Il governo ha fatto apparire d’aver risolto una enorme questione di fatto irrisolta e ci ha pure brindato su. Il Signor Stefano Del Rosso, che certamente è un onest’uomo e bravo manager ma senza alcuna storia imprenditoriale, ha tentato il miracolo dei pesci senza riuscirci. E in tutto questo Valle Ufita era e resta senza produrre né autobus né pettini per le bambole ma ancora e soltanto chiacchiere.
Con un’aggravante, attenzione: un milione e 200mila metri quadrati di suolo infrastrutturato Asi sono stati ceduti gratis e non vengono utilizzati. Più danno e beffa di così…
Fa bene la Cgil. E farebbe bene anche Confindustria a svegliarsi. Se non si interessa di queste cose, che ci sta a fare?

P.S.: Il deputato Angelo Antonio D’Agostino, più per fiuto imprenditoriale che per intelligenza politica, fu l’unico ad intuire come stessero malmesse le cose quando De Vincenti avallò l’operazione Valle Ufita. Peccato che questi politici improvvisati si montino la testa più dei professionisti della politica e smettano di seguire i problemi veri e seri quando invece c’è bisogno di accendere i riflettori.