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Buongiorno

08.05.2017 - Buongiorno Campania

Welfare: le fasce deboli sempre più deboli

Buongiorno, Campania. Non è un luogo comune, men che meno una tirata demagogica della sinistra, affermare che va calando sempre di più l’attenzione verso le fasce deboli.
Il Mezzogiorno d’Italia è indietro su tutto rispetto al Centro-Nord e non poteva fare eccezione il welfare. Nel Mezzogiorno, la Campania è la Regione messa peggio.
Qualche dato fornito dall’associazione “Non è ancora buio” (“Not dark yet”) alla chiusura del convegno tenuto a Napoli.
Per i servizi agli anziani, ai disabili, alle famiglie e ai bambini, ai poveri e ai senza fissa dimora, nel 2016 sono stati spesi in Campania 34 euro pro capite a fronte di 165 euro in Italia.
Il motivo di un così evidente squilibrio territoriale va ricercato nelle cause che, ad esempio, penalizzano il Sud e la Campania in modo particolare nella distribuzione delle risorse per la Sanità. Le attribuzioni vengono fatte sulla base della spesa storica. Più sei “giovane”, regione, meno hai. E’ il tema finalmente risollevato con forza dal Governatore De Luca. Se ne sta discutendo da tempo nella conferenza Stato Regioni. E qualche spiraglio sembra finalmente aprirsi.
C’è soprattutto, però, un motivo di carattere generale, tutto politico.
Il Fondo di risorse aggiuntive agli enti locali per garantire i servizi del welfare fu istituito nel 1997 con una dotazione di tutto rispetto. Ma dal 2008 in poi è diventato sempre più povero. In otto anni, la disponibilità è scesa da 929,3 a 312,6 milioni.
E’ una scelta politica decisamente molto grave sia dei governi di centrodestra che di centrosinistra. Difficile non convenire sulla lettura che ne dà Sergio D’Angelo, presidente del gruppo di imprese sociali: “E’ passata l’idea che investire sulle politiche sociali sia una palla al piede per l’economia”. Gli studi di settore hanno invece dimostrato – come suggerisce D’Angelo – che “i soldi spesi per aiutare un anziano, un disabile, un bambino costretti in un contesto difficile sono soldi risparmiati dalle casse pubbliche”. E’ documentato, infatti, che “un operatore socio-assistenziale impegnato con assiduità e competenza a seguire un anziano, un disabile o un bambino costa allo Stato meno del ricovero ospedaliero dell’anziano abbandonato a stesso”.
C’è, infine, una responsabilità a valle della filiera istituzionale non meno grave. Ed è rappresentata dalla frammentazione degli interventi, spesso da strumentali conflitti di competenza, non di rado perfino dall’uso clientelare delle politiche sociali.
Niente si risolve con la bacchetta magica. Ma le troppe distrazioni che si registrano non possono che aggravare una condizione sociale già oltre i limiti.