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Buongiorno

08.09.2020 - Buongiorno Irpinia

Verso le Regionali – 20 / Le cose oscene di cui i candidati Pd non parlano

- di FRANCO GENZALE -

Evviva! La campagna elettorale delle regionali ci sta facendo scoprire cose dell’Irpinia di cui ignoravamo l’esistenza e che assieme a noi, probabilmente ignoravano i cittadini di questa provincia. Grazie ai candidati del Pd, ad esempio, stiamo scoprendo che abbiamo i migliori servizi pubblici locali che potessimo avere. Perché se Lorsignori non ne parlano, se l’argomento nemmeno viene sfiorato nelle loro uscite pubbliche – ora accompagnate dalle trombette dei suonatori a cottimo, ora incensate, come ieri, da ministri che conoscono questa provincia come Carlo Sibilia (parole sue) sa che " l’uomo non è mai andato sulla luna" – vuol dire che danno per scontato che tutto va bene Madama la Marchesa: ovvero che dalla gestione dell’acqua alla gestione dei rifiuti - giusto per citare il peggio che abbiamo quotidianamente sotto agli occhi - viviamo in un Eden di cui però non percepiamo bellezza e benefici.

Ieri, grazie alla visita della ministra De Micheli, ricevuta tra gli altri dal commissario Pd Aldo Cennamo, abbiamo appreso, ad esempio, che dobbiamo ritenerci fortunati, in questa nostra sventurata Irpinia, di avere un Partito Democratico vivo, attivo, unito e soprattutto rappresentato nella sua lista per le regionali dal meglio che si potesse mettere insieme senza l’aiuto del Padreterno.

Ora, il fatto stesso che il Pd sia commissariato da 15 mesi, e che in questi 15 mesi il commissario sia riuscito nella missione ritenuta impossibile di dividere ancor di più il partito, ovvero di scinderne perfino gli atomi, avrebbe dovuto suggerire quanto meno un caritatevole silenzio. E invece no: giù tutti a ripetere, davanti a telecamere e taccuini, che il Pd irpino "è uno solo", "è il meglio che c’è in giro", e che i suoi quattro candidati alle regionali sono, in buona sostanza, un poker d’assi in grado di far raggiungere all’Irpinia vette di sviluppo nemmeno immaginabili.

Intanto è difficilmente quantificabile ciò che i due consiglieri regionali uscenti hanno fatto nei cinque anni in cui hanno rappresentato l’Irpinia in Regione. Se loro stessi evitano di parlarne, evidentemente perché non hanno niente da dire, figurarsi se possiamo farcene una benché minima idea noi poveri mortali cittadini irpini. La D’Amelio e Petracca hanno ancora qualche giorno di tempo per farlo: però, per favore, non se ne vengano con l’elenco di cose, anche egregie, fatte dal governatore a loro stessa insaputa. Dovrebbero onestamente esibire la farina dei loro sacchi, al netto – va da sé – della farina eventualmente utilizzata per fare e sfornare "pagnotte" a beneficio degli amici e degli amici degli amici: questo è clientelismo e non può essere contabilizzato a merito.

Quanto agli entranti – a parte la novella Meninno, che farebbe bene a raccomandare prudenza nell’uso della posta elettronica all’amato zio Pediatra – il candidato Ciarcia avrebbe il dovere di raccontare in maniera più chiara la sua attività, non solo di Amministratore Unico dell’Alto Calore, carica che da candidato alle regionali avrebbe dovuto lasciare e non ha fatto, giusto a riprova di quanto non sia attratto dalle poltrone; ma anche, e diremmo soprattutto, dei tantissimi anni in cui è stato revisore dei conti della società pubblica – parliamo sempre dell’Alto Calore – più spendacciona e indebitata d’Irpinia, con il più alto numero di dirigenti, quindi di promozioni a catena di montaggio di tutte le società pubbliche italiane del settore idrico. E non sarebbe affatto male se, racconto per racconto, il candidato Ciarcia dicesse pubblicamente qualcosa in più sull’approvazione dei Bilanci per i quali è indagato e per i quali i sindaci dell’assemblea Alto Calore sono stati da qualche giorno invitati a presentarsi in Procura come persone informate sui fatti.

Ancora meglio, infine, farebbe il suo dovere Ciarcia – nella doppia veste di candidato alle regionali e di Amministratore Unico – se rinfrescasse la memoria degli elettori irpini su tutte le porcherie che la politica locale, e segnatamente la sua parte politica, ha fatto nella gestione dell’Alto Calore, dalle tangenti alle assunzioni clientelari, dagli appalti alle promozioni facili, dagli stipendi d’oro alle consulenze milionarie ai soliti noti. Se l’Alto Calore è nelle miserabili condizioni in cui si trova è perché la politica locale, i personaggi della politica locale che oggi fanno i galli sulla monnezza l’hanno ridotto così. Se il candidato-Amministratore Unico Ciarcia non parla di queste cose, quale credibilità può mai pretendere di avere?
Il Pd unito? IrpiniAmbiente? Certo che ne parleremo. Una cosa per volta.