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Buongiorno

11.09.2020 - Buongiorno Irpinia

Verso le Regionali – 23 / Le verità nascoste che non piacciono al dottor Ciarcia

Ieri abbiamo doverosamente pubblicato una lettera del dottor Michelangelo Ciarcia relativa ad un nostro commento apparso martedì scorso e nella quale, in buona sostanza, ci accusa di avere scritto cose non vere. Come preannunciato, oggi la risposta.

- di FRANCO GENZALE -

Egregio dottor Ciarcia in doppia veste di Amministratore Unico dell’Alto Calore Servizi (Acs) e di candidato Pd alle regionali – circostanza che già depone male sia sotto il profilo politico che morale – Le confesso che dopo aver letto la Sua lettera mi ha assalito un dubbio atroce. Eccolo: devo prendere Ciarcia sul serio oppure buttarla totalmente in ironia come in effetti meriterebbe? Per il rispetto che si deve alle "persone" in quanto tali, ma non per questo anche alle loro funzioni, alla fine m’è parsa opportuna l’opzione terza: un po’ e un po’, un po’ di serietà e un po’ d’ironia.

Molto seriamente, per cominciare, Le dico che la Sua decisione di candidarsi alle regionali e di non dimettersi da Amministratore di Acs è stata una scelta arrogante e opportunistica che non onora il Suo profilo di professionista e imprenditore con una rispettabilissima storia alle spalle. L’Acs è una società a capitale pubblico, i cui soci sono i sindaci in rappresentanza dei comuni che vi partecipano, ben oltre cento, con i quali l’Amministratore ha rapporti costanti e verso i quali esercita comunque un’influenza che in teoria non garantisce l’imparzialità amministrativa d’un candidato con interessi elettorali. É l’abc della deontologia politica, dottor Ciarcia: e Lei di politica dovrebbe intendersi, visto che ci è stato dentro fin da quando, nella piazzetta di Venticano, indossava i pantaloni corti e gioiosamente giocava a pallone.

Benevento è ad un tiro di schioppo da Avellino ed ancor meno dal Suo paese natio. Lì c’è la Gesesa a gestire l’acqua, e il presidente della società, Gino Abbate, si è dimesso senza batter ciglio il giorno stesso in cui ha deciso di candidarsi alle regionali. È pur vero che la sensibilità politica – al pari dello "stile", come del coraggio – o ce l’hai oppure no; e se non ce l’hai di certo non puoi comprarla né a via Frattini a Roma né al mercato ambulante di Venticano. Tuttavia, Lei ancora una volta ha ribadito, nella lettera pubblicata ieri, che non si è dimesso da Amministratore Unico di Acs, né si dimetterà nemmeno se dovesse essere eletto consigliere regionale, eventualità invero impossibile più che improbabile, perché l’Alto Calore non può fare a meno della Sua opera, aggiungendo in sostanza, con malcelata vanità, d’aver conquistato la fiducia delle banche, e che di conseguenza sarebbe un delitto a danno del popolo irpino se dovesse lasciare la guida di Acs.

Ora, per dirla con serietà, questo è delirio d’onnipotenza, per cui farebbe bene a consultare uno specialista del settore e correre ai ripari prima che diventi troppo tardi. Se, invece, come merita, vogliamo sdrammatizzare e scherzarci su con un pizzico di bonaria ironia, non pare proprio, all’evidenza dell’indebitamento stramilionario dell’Alto Calore, che Lei abbia fatto il "miracolo dell’acqua": la qual cosa sarebbe anche un tantino più semplice del miracolo dei pani e dei pesci, che comunque appartiene ad una categoria di Onnipotenti "veri" estranei alla vita ordinaria di questa nostra sventurata Valle di Lacrime.

La verità – che Lei ben conosce, egregio Amministratore Unico e candidato Ciarcia – è che quel tanto di risanamento all’Alto Calore lo ha prodotto il suo predecessore De Stefano, e che comunque la Società non riuscirà a salvarsi senza un sostanzioso intervento di mano pubblica che non dipende né dalla Sua volontà né tanto meno dalla Sua capacità. E quanto alla declamata fiducia delle banche, ci lasci ironizzare ancora un pochino: non vorrà mica farci credere che ha impegnato le sue riserve personali, magari in natura con migliaia di confezioni del Suo Prosciuttificio, a garanzia fideiussoria dei crediti bancari concessi ad Acs?

Ancora in tema, ma sul piano più squisitamente cronachistico e politico della Vicenda Alto Calore,
Lei scrive, nella sua missiva di precisazioni, che "... Sarebbe altresì opportuno che si inizi a guardare al futuro e che i fatti accaduti siano consegnati al passato non facendo più parte dell’attualità". Ecco, dottor Ciarcia, a volerLa prendere sul serio, dovremmo ritenere che per Lei il passato – quindi la memoria, e in senso estensivo la Storia – non ha alcun valore, così contraddicendo Tucidide, che Lei ben sa chi è (fu), secondo il quale "bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro".

Lei sa bene che nel passato dell’Alto Calore ci sono non pochi scheletri. Scrivendo ciò che ha scritto – forse voce dal sen fuggita – Lei si è rifiutato di aprire gli armadi dell’Alto Calore, come metaforicamente l’avevo invitata a fare nel mio commento di martedì. Lei ha inteso chiudere per sempre quegli armadi, a doppia mandata, ritenendo di capire e, peggio, pretendendo di far capire agli altri il presente dell’Alto Calore cancellando con un colpo di spugna il suo passato. Come si possa poi addirittura utilmente "orientare il futuro", con il Suo metodo, ovvero smarrendo la memoria di ciò che è accaduto, non è dato sapere.

Così facendo, egregio dottor Ciarcia, Lei semina dubbi, alimenta interrogativi. Eccone alcuni. Non ritiene che la condizione disastrosa in cui versa l’Acs sia proprio il prodotto del suo passato? E non ritiene che quel passato sia fatto anche di corruzioni, vergognose clientele, assurde promozioni, uso irresponsabile di risorse pubbliche - attraverso assunzioni a palate – per sostenere la carriera politica dell’amico X? Non ritiene – Lei che di professione, oltre ad essere imprenditore, fa il commercialista – che i comuni morosi hanno potuto per anni non pagare grazie agli occhi chiusi dei Papà e dei Re politici dell’Alto Calore i quali – una mano lava l’altra – si sono accaparrati così i voti di quei sindaci, di quegli amministratori e degli amici degli amici? Non ritiene che così facendo Lei si rende complice morale delle porcherie – questo l’ho già scritto e lo ripeto – che la politica locale, e segnatamente la sua parte politica di ieri e di oggi, ha consumato a danno dei cittadini irpini?

Andiamo avanti. Nella sua lettera Lei sostiene testualmente: "... Per quanto riguarda la funzione di Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, ho iniziato a ricoprire tale incarico solo durante il secondo mandato di De Stefano, quando, alla ricerca di un’utile strategia di rilancio della Società, non era stata ancora individuata l’opzione procedurale più adatta a risolvere le questioni in piedi. In questo ruolo, contrariamente a quanto asserito (dal direttore Genzale, ndr), ho preso immediatamente atto della situazione di crisi in cui versava la Società e ho avviato tutte le iniziative necessarie perché l’Amministrazione assumesse le determinazioni utili a risanare l’azienda...".

Devo prenderLa sul serio, dottor Ciarcia? Ok, La prendo sul serio. Io non ho mai scritto della Sua Presidenza del Collegio dei Revisori dei Conti. Ho scritto, e "scripta manent", di Ciarcia "revisore dei conti", chiedendoLe (appunto) conto dei controlli da Lei effettuati su una Società che per anni ha accumulato passivi e debiti.

Ora, però, uso l’ironia, ma stavolta non bonaria, dichiaratamente cinica. Lei fa lo gnorri, dottor Ciarcia. Lei abilmente ferma il tempo al periodo, recentissimo, di Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti, ossia al secondo mandato De Stefano. Lei, probabilmente ospite a "Collegno", il paese dello "Smemorato" descritto da Lisa Roscioni, ha dimenticato o finge di dimenticare che è stato membro effettivo del Collegio dei Revisori dei Conti dell’Alto Calore dal 2000 al 2006, ossia quando presidente dell’allora Alto Calore Service srl era il suo sponsor politico di ieri e di oggi De Luca Enzo detto "Enze" (fino al 2003) a cui subentrò Michele Iannicelli (per i tre anni successivi).

Di grazia, dottor Ciarcia, cosa ha controllato in quei sei anni? Filava tutto liscio nel periodo in cui ci furono infornate di assunzioni e promozioni? Erano in ordine i conti dell’Alto Calore? Niente da dichiarare? Nessuna indulgenza da parte dei Revisori dell’epoca verso l’allegra gestione del carrozzone politico più sprecone d’ Irpinia?

È questo il tema sollevato, non altri. Così come appare un tantino fuori luogo il Suo tentativo di far passare oggi l’Acs per una Società virtuosa soltanto perché Lei vi ha sparso su un unguento miracoloso prodotto in quel di Venticano: cosa che – da Revisore – avrebbe potuto suggerire già nel 2000 e anni a seguire, ed evidentemente non l’ha fatto se oggi la Società è nelle condizioni in cui oggettivamente è.

Acs virtuosa: se la sente di pubblicare quanto guadagnano i dirigenti dell’Alto Calore a cominciare da quelli anche da Lei recentemente promossi? E se la sente di pubblicare numero per numero quanto guadagnano tutte le altre figure in organico all’Alto Calore? Non interessano i nomi: bastano le qualifiche e le cifre del netto in busta paga. Lei è proprio convinto, come scrive, che il servizio fornito da Acs "è di norma efficiente e di buona qualità?". Da ottimo Amministratore qual è, ha mai provato a far fare un sondaggino tra gli utenti?

Ancora: l’inchiesta giudiziaria sui Bilanci Acs. Lei afferma di "presumere che la questione sia più di carattere tecnico che di sostanza". Non ho mai insinuato alcun che, mai avuto dubbi sulla professionalità e correttezza del dottor Ciarcia in materia di Bilanci. Ho soltanto chiesto che sarebbe stato opportuno, da parte dell’Amministratore Unico, una informazione più esaustiva su un problema così sensibile. Aspetterò che lo faccia la magistratura, che non è stata certo sollecitata dal sottoscritto.

Penultima annotazione. Recentemente, concetto non rilanciato nella lettera, Lei ha affermato che quanto più la politica sta lontana dall’Alto Calore, tanto meglio è per l’Alto Calore. In quasi contemporaneità, come ho ricordato sopra, Lei non solo ha detto che non comprendeva perché mai avrebbe dovuto dimettersi da Acs quando si è candidato, ma ha aggiunto che anche se verrà eletto consigliere comunque resterà incollato alla poltrona di Amministratore Unico. Giusto per curiosità, dottor Ciarcia, Lei ci è o ci fa? Riformulo la domanda: la politica deve stare lontana dall’Alto Calore sempre o soltanto se a rappresentare la politica non è Lei? La domanda è pertinente, dottor Ciarcia: forse Le sfugge, infatti, che il consigliere regionale è un politico per definizione, non certo un venditore di almanacchi? Eppure, dottor Ciarcia, certe differenze dovrebbero esserLe ben note visto che, tra l’altro, per lunghi anni è stato tesoriere del partito di via Tagliamento, coerentemente sempre molto affiatato con l’ex senatore De Luca "Enze", già al vertice anch’egli, come ricordato, dell’Alto Calore. Insomma, dottor Ciarcia, ci siamo fatti un’abbuffata di ossimori senza nemmeno accorgercene.

Ultima annotazione. Trascrivo dalla sua lettera questo passaggio minaccioso - passo all’ironia - che non mi ha fatto chiudere occhio tutta la notte per il terrore. Eccolo: "Da ultimo vorrei segnalare che, nella qualità di Amministratore Unico Acs, non intendo più rispondere ad affermazioni che non hanno nessuna connessione con i fatti: complice la campagna elettorale, a illazione segue illazione e spesso mi trovo a dare precisazioni su circostanze completamente slegate dalla realtà fattuale. Tanto considerato, la prossima volta non affiderò la mia risposta a un articolo ma seguirò altre strade per tutelare non me stesso ma la verità".

Cosa dire? Anche Ciarcia sembra essersi iscritto al club dei politici che immaginano di mettere il bavaglio ai giornalisti minacciando querele. Per quanto mi riguarda, si accomodi pure: felice di offrirgli un caffè in Tribunale.